Essa è una corrente artistico - letteraria nata in Francia e sviluppatasi in Italia a partire dagli anni 1880-1890.
Atteggiamenti tipici del Decadentismo sono:
-
la predilezione per le esperienze rare, artificiose, “proibite”
-
il recupero di un ideale eccelso di Bellezza
-
l’evocazione di un Oriente misterioso e sensuale
-
disprezzo per le idee umanitarie e socialiste, inteso come rifiuto del Positivismo -> corrente ideologica che pervade l’intero Ottocento e che considera il progresso tecnico – scientifico come base per un miglioramento dell’intera umanità
-
esaltazione dell’irrazionale, dell’esoterico, per l’occulto
In Francia diversi cenacoli raccoltisi intorno a riviste e caffè raccolgono l’eredità dei “poeti maledetti” (Paul Verlaine, Arthur Rimbaud) e lì viene concepita e sviluppata l’idea decadente.
Tra le riviste importanti sono le “Chat Noir”, “Le Décadent” e proprio in questa rivista si scrive “Religione, giustizia, costumi, tutto decade”.
Il romanzo “Controcorrente” di Huysmans è considerato il capostipite del Decadentismo, che rappresenta in sintesi il tentativo di rovesciare i risultati della storia con la coscienza aristocratica e snobistica, di essere al di sopra della mischia: la sconfitta diventa il destino delle grandi anime, confinate in una zona che i più non possono raggiungere.
Diverso è il percorso compiuto dal Decadentismo in Italia, in quanto esso viene vissuto di riflesso, principalmente nelle figure di Gabriele D’Annunzio e Giovanni Pascoli.
D’Annunzio è il principale protagonista della corrente dell’estetismo, cioè di una sottocorrente del Decadentismo, legata alle teorie dell’arte per l’arte, che comporta l’attribuzione all’artista di una fascinosa superiorità nei confronti della moralità corrente e che si caratterizza per un sensualismo sottile, per il gusto del prezioso, dello stravagante, dell’esotico.
Si nota negli Esteti un rifiuto ed un disgusto verso il mondo borghese, mentre si preferisce una vita fatta di cultura, abitudini raffinate ed esclusive, eleganza, piaceri sensuali ed intellettuali che nulla hanno a che fare con la vita dei poveri mortali.
L’altra corrente del Decadentismo che si sviluppa in Italia è quella del Simbolismo.
Anche il Simbolismo nasce in Francia grazie al testo di Mallarmè “Il pomeriggio di un Fauno e successivamente grazie al Manifesto del Simbolismo pubblicato a Parigi nel 1886 sul Figarò.
Il principale esponente italiano è Giovanni Pascoli.
Si nota nel movimento simbolista una:
-
profonda sfiducia nella ragione, in quanto il mondo viene visto attraverso dei simboli che rimandano ad una realtà “altra”. I poeti di conseguenza interpretano il mondo in modo soggettivo dato che l’inconscio è il risultato delle esperienze personali;
-
un linguaggio personale quasi criptico ed innovativo;
-
importanza del sogno che diventa il tramite con il quale si arriva alla conoscenza di ciò che è dietro il reale;
-
poesia che esprime sensazioni ed impressioni e la parola poetica diviene ricca di significati vari e sfumati (parola polisenso) -> per esempio nido, che per Pascoli allude a qualcosa che non è solo il nido, ma a un mondo inconscio di chiusura dal mondo reale.
D’Annunzio viene considerato uno dei maggiori esponenti del Decadentismo italiano ed appare una figura emblematica degli anni a cavallo tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento, perché incarna in modi esuberanti la crisi delle certezze del Positivismo ed il rifiuto della massificazione della società borghese.
Tipiche del pensiero dannunziano sono:
-
la ricerca ossessiva e talune volte solo formale di originalità;
-
l’atteggiamento aristocratico e snobistico;
-
l’atteggiamento antidemocratico in cui l’artista si pone.
Il periodo romano (1881 – 1891) coincide con la fase dell’estetismo, in cui il principio primo è rappresentato dalla “vita come opera d’arte” e quindi dove i valori della Bellezza e dell’Arte vengono anteposti all’arrivismo ed all’affarismo borghese.
Agli inizi degli anni ‘90 D’Annunzio sotto la suggestione delle opere di Nietzsche approda al “superomismo” in cui impoverendo e banalizzando il pensiero del filosofo tedesco egli elabora la figura del superuomo, essere eccezionale votato ad affermare la propria individualità, ad esercitare sul mondo il proprio dominio, a possederlo con il vigore dei sensi e con la forza.
Il terzo periodo dannunziano è il panismo, in cui risulta chiaro l’intreccio con la visione superomistica.Il panismo dannunziano è l’immergersi totale dell’Io nella natura, fino a diventare esso stesso parte di tutto.Nel panismo il mondo appare conoscibile non più attraverso la razionalità, ma attraverso i sensi e l’istinto, uniche facoltà in grado di penetrare nell’essenza profonda del reale.Il panismo dannunziano è quindi una delle tante facce della crisi che si consuma sul finire dell’Ottocento, del Positivismo e della sua fiducia nella possibilità di giungere mediante la ragione e la scienza ad una compiuta conoscenza della realtà e dell’uomo.
L’opera dannunziana è di vastissime proporzioni e caratterizzata da una grande varietà di generi, forme e stili; sulla spinta di un fervido sperimentalismo l’autore spazia dalla lirica al romanzo, dalla novella a scritti di tipo diari stico e memoriale, fino ad un’ampia produzione teatrale.
In ogni genere D’Annunzio apporta rilevanti novità proponendosi come mediatore tra la cultura europea e quella italiana e spesso anticipando tendenze e gusti della letteratura successiva.
Tra le opere più importanti di D’Annunzio vi sono:
-
le “Laudi del cielo, della terra, del mare, degli eroi”; secondo le intenzioni dell’autore il ciclo delle Laudi doveva essere costituito da sette libri, ciascuno intitolato con il nome di una stella delle Pleiadi ma ne vengono scritte solo quattro cioè Maya, Elettra, Alcyone (1903 – 1904) e Menope (1911 – 1912) mentre Asterope verrà pubblicata postuma.
-
tra i componimenti delle Laudi , importanti sono due liriche, contenute in Alcyone (che in generale accoglie le sensazioni provate dal poeta a contatto con la natura estiva in cui si esprime soprattutto il suo approccio panistico, cioè “La sera fiesolana” e “La pioggia nel pineto”.
-
“Il piacere” (1889) -> è il primo romanzo di D’Annunzio di tipica ispirazione estetica e quindi del suo periodo romano. Andrea Sperelli incarna nel romanzo il tipo dell’esteta, ma nel contempo corroso da una sottile inquietudine e minacciato dallo spettro del fallimento, appare vicino a tanti personaggi di “inetti” della narrativa successiva.
-
“La figlia di Iorio” (1904) -> è una tragedia in tre atti che racconta della storia tragica tra il pastore Aligi e la maga e prostituta Mila di Codra. La tragedia, come le altre opere teatrali dannunziane rientra nel progetto di fondare un teatro “nuovo”; ispirandosi a Nietzsche a Wagner lo scrittore tenta infatti di dare vita ad una drammaturgia che prenda le distanze dalle tematiche e dalle ambientazioni concrete del dramma borghese e riesca a far rivivere le suggestioni del mito e della tragedia greca.
-
“Le vergini delle Rocce” (1895) -> il romanzo parla di Claudio Cantelmo, personaggio in cui si condensano gli ideali supero mistici dannunziani. Claudio è disgustato dalla società borghese in cui vive regolata solo dal profitto e decide di lasciare un erede che possa diventare un superuomo. Si reca in Abruzzo dove incontrerà tre amanti (Anatolia, Violante e Massimilla) ma nessuna delle tre, che possiedono virtù e caratteristiche uniche che potrebbero essere trasmesse via prole, diventerà sua sposa, anche perché quella prescelta (Anatolia) lo rifiuterà.
Il Superomismo di cui si nutre Claudio è completamente diverso da quello di Nietzsche, in quanto il suo Ubermensch raggiunge un’etica ed una conoscenza superiore, non grazie alla nobiltà di sangue di cui fa sfoggio il protagonista de “Le vergini delle rocce”, ma seguendo un percorso personale ed una dura disciplina di vita. Inoltre il superuomo dannunziano si presenta sempre come un essere che deve possedere il tempo e la propria vita, mentre quello di Nietzsche deve saperla accettare con tutte le sue pene. Il superuomo dannunziano assume sempre le sembianze di un poeta vate, capace di essere una guida per il paese, incantare gli altri, sedurre le donne e vivere una vita originalissima, mentre il superuomo di Nietzsche deve avere la capacità di diventare realmente sé stesso, abbandonando la schiavitù a cui lo hanno relegato la filosofia Occidentale e la morale cristiana.
La vita e la poetica pascoliana risentono fortemente delle numerose disgrazie familiari che percorrono la vita del poeta:
-
nel 1867 il padre viene assassinato mentre sta per rientrare a casa con il suo calesse;
-
nel 1868 muoiono la sorella e la madre;
-
nel 1871 muore uno dei 10 tra fratelli e sorelle;
-
nel 1873 si iscrive alla facoltà di lettere di Bologna;
-
nel 1879 insieme ad alcuni camerati anarchici viene arrestato e dopo tale esperienza abbandonerà ogni atteggiamento militante;
-
nel 1882 ottiene la sua prima cattedra a Matera;
-
il 6 aprile del 1912 morirà per un cancro allo stomaco.
L’esperienza poetica pascoliana si inscrive con tratti originali ed innovativi nel panorama del Decadentismo europeo e segna la poesia italiana in quanto dispiega orizzonti del tutto nuovi, mediante innovazioni di tipo formale e contenutistico.
La poetica di Pascoli affonda le radici in una visione profondamente pessimistica della vita, in cui si riflette la dissoluzione della fiducia nel progresso propria del Positivismo.
Il mondo appare per Pascoli un “magma” misterioso ed indecifrabile nel quale l’uomo è costretto a muoversi dovendo fare i conti anche con l’egoismo e la malvagità dei propri simili.
In questa realtà imperscrutabile e dolorosa, la poesia per Pascoli si propone come strumento unico ed insostituibile per penetrare a fondo nelle cose ed instaurare un nuovo rapporto che vada aldilà della realtà. Essa è una poesia decadente dal momento che la poesia è considerata un atto intuitivo ed irrazionale, ma anche simbolista, in quanto assume il dato reale solo ed esclusivamente nelle sue valenze nascoste e misteriose.
Nella ricerca ossessiva di questo nuovo messaggio simbolico Pascoli giunge a rinnovare in maniera profonda il linguaggio in quanto la parola si fa allusiva ed impalpabile mediante l’utilizzo di una ricchissima trama di suoni e di una sintassi dal ritmo lento e frammentario.
Il poeta è per Pascoli colui che è capace di andare oltre la realtà quotidiana e di indagare ciò che il Positivismo, la realtà fenomenica non può indagare; l’ignoto, l’infinito, l’angoscia continua dell’uomo, il significato ultimo della vita.
Egli conclude dicendo che l’uomo non può andare contro tale destino ed esorta gli uomini a bandire nei loro rapporti l’egoismo, la gelosia, la violenza e ad amarsi come fratelli nell’ambito della famiglia, della nazione, dell’umanità.
Importante per capire la poetica pascoliana è comprendere la poetica del fanciullino.
Pascoli nello scritto in prosa “Il fanciullino” (uscito per la prima volta nella rivista “Il Marzocco” nel 1897) afferma che vi è in tenera età in tutti noi un “fanciullo musico” che vive attraverso il “sentimento poetico”, cioè il bambino vede tutto con meraviglia, come se fosse sempre la prima volta; scopre la poesia nelle cose; è colui che parla alle bestie, alle piante, che piange e che ride senza un perché.
Questa voce però con il diventare adulti viene messa da parte perché subentrano preoccupazioni, problemi etc., e solo il poeta che continua ad avere il “sentimento poetico”, può continuare a sentire tale voce del fanciullino e narrarla attraverso la poesia.
Per arrivare a tale rivoluzione poetica Pascoli ricorre ad innovazioni stilistiche e formali sia in ambito lessicale che sintattico. Pascoli usa un linguaggio lirico con risonanze melodiche ottenute con ripetizioni di parole oppure con frasi ridotte all’essenziale.Il lessico è nuovo con mescolanza di parole dotte e di espressioni bucoliche ed agresti, ma sempre utilizzando termini scientifici quando nomina uccelli o piante.La sintassi è sempre molto semplice, solitamente composta da una sola semplice frase oppure frasi accostate mediante virgole o congiunzioni
Per ciò che riguarda la metrica egli innesta forme e metri nuovi anche utilizzando l’enjambement, che si ha quando la pausa ritmica di fine verso non si ha a fine verso ma continua nel verso successivo.
Pascoli utilizza in maniera massiccia alcune figure retoriche come l’onomatopea (parola che si usa per imitare un rumore), l’allitterazione (che consiste nella ripetizione di una vocale all’interno di una frase legata da un senso -> gitta il fischio che sfida lo spazio, -Carducci-) e la sinestesia (che consiste nell’attribuire ad un oggetto percepibile con uno o più sensi qualità percepibile con uno o più sensi qualità percepibili con altri sensi -> colore freddo = vista – tatto).